Amicizia Ebraico-Cristiana di Roma

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ICCJ Istanbul

Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza
e di pensare in modo degno dei doni ricevuti.
(Sap.7,15)


Convegno annuale dell' International Council Christians and Jews (ICCJ):
Istanbul 20-23 giugno 2010


Alcuni membri delle Amicizie ebraico-cristiane d'Italia, (Ravenna, Cuneo, Viterbo-Roma) hanno partecipato dal 20 al 23 alla conferenza mondiale annuale della ICCJ , e il 24 giugno alla sua assemblea ordinaria. La ICCJ raggruppa 38 associazioni di 32 paesi nel mondo che si occupano di dialogo ebraico-cristiano. La federazione delle AEC italiane è stata rappresentata in assemblea con diritto di voto dalla presidente dell'AEC di Romagna prof.ssa Mariangela Baroncelli Molducci in quanto delegata e dopo la sua partenza, sostituita nella seconda parte dal Dottor Giuseppe Moschella presidente dell'AEC della provincia di Cuneo.

Il convegno quest'anno è stato dedicato al tema preso da un versetto della Sura 49 del Corano: "In modo che possiamo conoscerci gli uni gli altri " .
L'obiettivo che ci si è proposti è stato quello di passare dal dialogo al "trialogo" cioè ad una nuova comprensione non solo tra cristiani ed ebrei, ma anche con i musulmani, tutti siamo discendenti da Abramo e tutti credenti in Dio Uno (monoteisti).
Certamente il passaggio dal dialogo al "trialogo" pone problemi di fondo, solleva molte questioni pratiche, costituisce una sfida interreligiosa, culturale ed epistemologica.
Consapevoli delle difficoltà oggettive da superare per realizzare questo progetto, già prima di arrivare ad Istanbul i partecipanti si sono trovati divisi tra quelli presi dal timore (la maggior parte) e quelli presi dall'entusiasmo (pochi). Il recente assassinio del vescovo presidente della conferenza episcopale turca Mons. Padovese, ha causato ulteriori perplessità sull'opportunità di puntare al dialogo con rappresentanti del mondo islamico proprio in Turchia, un paese che si definisce laico, in cui esiste però un controllo a volte esagerato sui singoli membri delle comunità cristiane ed ebraiche.. Esiste infatti un apposito dipartimento per gli affari religiosi, alle dirette dipendenze del governo turco, che controlla e sorveglia su ogni attività religiosa ed impedisce ogni forma di proselitismo.
La Turchia è stata definita nel 19° secolo dal poeta Inglese Lord Bayron, come il paese più occidentale dell'oriente e il più orientale dell'occidente. La Turchia è un paese di frontiera in cui convivono varie forme d'islamismo, da quello più moderato e più aperto al dialogo con l'occidente, come il sufismo alle forme più intolleranti e fondamentaliste che sono arrivate e arrivano ancora all'uso della violenza, pur d'imporre il loro credo agli "infedeli". E' il Paese in cui all'inizio del 1900 si è consumato il tragico genocidio del popolo armeno, che ancora oggi non da sufficiente spazio ed autonomia a minoranze etniche come quella curda, è il paese in cui è molto difficile instaurare forme anche minime di dialogo tra la maggioranza musulmana e le sparute minoranze religiose cristiane ed ebraiche.
Sul piano politico queste frange estremiste, nazionaliste e fondamentaliste hanno esercitato ed esercitano ancora oggi notevoli pressioni anti-occidentali e antireligiose, sia sul governo che nella vita sociale del paese, vanificando in pratica la stessa dichiarata libertà religiosa da parte del governo turco che si definisce "laico".

Il primo giorno, Domenica 20 giugno, l'apertura del convegno è stata onorata dalla presenza di numerosi ospiti illustri, rappresentanti delle autorità islamiche ed ebraiche di Istanbul e tra di loro, da sua santità il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Nel suo intervento egli ha incoraggiato la nostra azione e le nostre scelte illustrando la necessità impellente di avviare questa forma di dialogo nonostante le difficoltà.

Nella sura 49:13 del Corano, da cui è stato preso il tema del convegno si legge: "O uomini, vi abbiamo creato da un'unica coppia, fatta da un maschio e da una femmina, ed abbiamo fatto di voi popoli e tribù così che voi possiate conoscervi l'un l'altro. In verità il più onorato tra voi agli occhi di Dio è colui che è il più giusto tra di voi."

La mattina seguente all'apertura dei lavori, l'intera assemblea, su invito della presidente Dr.ssa Deborah Weissman, ha dedicato un minuto di silenzio alla memoria di Mons. Padovese, vescovo presidente della conferenza episcopale turca, barbaramente assassinato dal suo autista in circostanze ancora poco chiare il 3 giugno 2010.

Nel suo intervento, Susannah Heschel ha fatto notare come sia molto impegnativa la gestione di un dialogo "trilaterale", perché il terzo partner alternativamente finisce per svolgere il ruolo di chi assiste temporaneamente al dialogo tra gli altri due. "Il terzo" assume quindi un ruolo di assistenza e controllo temporaneo sul dialogo tra le altre due parti e questo reciproco scambio di ruoli può certamente far evolvere ed arricchire il dialogo nella sua complessità. Il reciproco rispetto nella parità di ruoli, consente di eliminare la posizione dei "due contro uno " oppure di "uno contro due ", dato che il terzo partner (sia esso fisicamente presente o sia presente il suo specifico punto di vista) costituisce l'elemento di "controllo e di assistenza" da tenere sempre presente e in considerazione. Questa è naturalmente la teoria, che si fonda sulla conoscenza delle dinamiche proprie della conversazione dialogica, che vanno analizzate. Questa dinamica elimina la possibilità della contrapposizione dei "due contro uno" o "dell'uno contro i due" , permettendo che entrambi prendano in considerazione il punto di vista del terzo. Questo modo di procedere può rafforzare i punti in comune, facilitare la reciproca comprensione e il reciproco rispetto nella diversità e soprattutto far accrescere la fraternità tra i membri delle tre diverse religioni coinvolti.

I gruppi di lavoro previsti per le 11,30 dal programma, hanno affrontato alcuni temi di attualità. Ci si è pertanto divisi in quattro gruppi di studio sulle seguenti tematiche:

1) L'Islam in Europa: Vietare i minareti e il burka - Un rapporto squilibrato.
Qualche mese fa il divieto di costruire nuovi minareti è stata sostenuta dalla maggioranza degli svizzeri. In altri paesi europei alcuni partiti di destra hanno scelto "l'islamofobia" nella loro politica. L'Islam in Europa fa paura? Gli americani fanno meglio dei paesi europei?

2) Il documento "Kairos" ed altri documenti: La giustizia socio-politica e il dialogo Ebraico-Cristiano.
A Natale 2009 alcuni cristiani palestinesi hanno presentato il documento " Kairos un grido per la giustizia ". Alcuni membri ICCJ hanno già risposto. Altri chiesto una risposta ufficiale ICCJ. In che modo il conflitto del Medio-orientale ha determinato un impatto sul dialogo interreligioso bilaterale e trilaterale?

3) Il misticismo nell'Ebraismo, nella Cristianità e nell'Islam:
Forma di via verso l'unità, o strade diverse verso Dio?
Ebraismo, Cristianesimo e Islam hanno tutti le loro tradizioni mistiche e grandi mistici. Alcuni di essi sono sconosciuti, non solo nella tradizione delle comunità delle altre fedi, ma anche nella loro stessa tradizione religiosa. Noi siamo in Turchia, dove le tradizioni mistiche dell' Islam turco, attirerà la nostra attenzione. L'approfondimento della conoscenza delle diverse tradizioni mistiche in ciascuna fede, ci renderà più uniti?

4) Il ruolo delle donne:
Confronto tra il ruolo della donna contemporanea e la tradizione patriarcale.
ll movimento femminista del tardo 20 ° secolo ha sfidato le tradizioni religiose di tutte e tre le fedi abramitiche. Come hanno risposto le donne religiose in ciascuna di queste comunità? Che cosa è all'interno di ciascuna tradizione religiosa? Quali questioni rimangono ancora aperte e sono all'ordine del giorno?

Nella sessione plenaria del pomeriggio, la qualità della presenza musulmana, proveniente per lo più non dalla Turchia, ma da diversi paesi dell'Europa e degli USA, si è espressa attraverso vari relatori di fede islamica che sono intervenuti.
I contributi più importanti sono stati quelli dell'Imam Abdul Malik Mujahid, presidente del congresso per il parlamento delle religioni del mondo,(USA) della Prof.ssa Mona Siddiqui, del centro studi islamici di Glasgow (GB) del Dr. Adil Ozdemir (USA) e del Dr. Mehmet Sait Toprak dell'università di Izmir Turchia. Sono stati molto apprezzati per la loro competenza, la loro mitezza nella forma e nei contenuti presentati e per il contribuito che hanno dato per ridare speranza e dissipare i tanti legittimi dubbi sulla reale possibilità di un approccio trilaterale al dialogo.

Tutti gli interventi per esteso, registrati, saranno pubblicati e resi disponibili sul sito internet della www.ICCJ.org al più presto, in lingua inglese.

La ICCJ non prevede per il momento nessun cambiamento strutturale ed organizzativo, ritenendo ancora prematuro pensare ad un cambiamento permanente che includa la presenza dei musulmani, nella sua organizzazione, passando da ICCJ ad ICCJM, dove M sta per "Muslim". Questo potrebbe avvenire in un prossimo futuro, ma la presidente ha ricordato che lo scopo fondante della ICCJ è attualmente la promozione del dialogo ebraico- cristiano, come espressamente dichiarato nel suo atto costitutivo.

Nella sessione plenaria di martedì 22 giugno sono intervenuti il Dr Philipp Cunningham vice presidente della ICCJ e sua Eminenza Il Metropolita Emanuele di Francia, presidente della Conferenza delle chiese europee, residente a Parigi. Una riflessione islamica è stata poi offerta dalla prof.ssa Mona Siddiqui del centro studi islamici dell'università di Glasgow (GB) e una riflessione ebraica dal rabbino Dr Alan Brill dell'università di Seton New Jersey (USA).

I gruppi di lavoro di martedì 22 giugno hanno affrontato le seguenti tematiche:

5) Lo studio delle Scritture: Le sacre scritture una via per incontrare l'altro.
Lo studio delle Scritture può coinvolgere ebrei, cristiani e musulmani, nel leggerle insieme. Durante il gruppo di lavoro è stata offerta una presentazione dei metodi di studio più diffusi e la lettura di alcuni testi, uno per ogni fede abramitica, per rafforzare il rapporto di conoscenza dell'altro.

6) Pericoli e rischi nel dialogo trilaterale:
Scambio di esperienze per imparare gli uni dagli altri.
Diverse organizzazioni membri della ICCJ sono attivi nel dialogo trilaterale. La ICCJ stessa è coinvolta in un dialogo trilaterale. Questa conferenza è sul dialogo bilaterale con apertura al dialogo interreligioso tri-lateral.
Qual è il ruolo della ICCJ nel dialogo "trilaterale" a livello nazionale?

7) La chiesa ortodossa in Turchia. Passato e presente:
Il ruolo di Costantinopoli e la situazione attuale della Chiesa.
Costantinopoli svolge un ruolo molto significativo ed importante nella storia delle chiese cristiane. Il Patriarca ecumenico Bartolomeo I svolge un ruolo chiave nel movimento ecumenico. Un rappresentante del Patriarcato ha esposto nel suo intervento i collegamenti tra passato e presente della sua chiesa ortodossa. E' poi intervenuto il Dr Adil Ozdemir, musulmano residente in USA e in Turchia per spiegare il rapporto tra il patriarcato e il dipartimento per le religioni del governo turco.

8) Un tempo per ricominciare : Il documento ICCJ di Berlino
Estate 2009: La ICCJ pubblica il documento: 'Un tempo per ricominciare:i dodici punti di Berlino" . Altro nuovo materiale di studio è stato preparato ed è stato presentato. L'esperienza del gruppo Arcobaleno di Gerusalemme: relazione sul modo in cui il documento di Berlino è stato utilizzato in un ambiente interreligioso.

A mio parere gli interventi da parte degli esponenti del mondo ebraico sia nei gruppi di lavoro che melle sessioni plenarie, sono stati quelli che di più hanno contribuito a definire il quadro teorico-culturale ed i limiti oggettivi, per una reciproca comprensione "trialogica". È stato ricordato che la Bibbia non presenta neppure un caso di trialogo o di "dialogo tripartito ". Il testo sacro presenta, solo relazioni bilaterali che solo in alcuni casi diventano un "dialogo a tre".

Ci auguriamo ed auspichiamo che la loro lettura e la conoscenza degli orientamenti in essi contenuti, contribuiscano ad accrescere tra tutti noi, nuovi spunti di riflessione fino ad arrivare ad esprimere una nuova dottrina e una nuova spiritualità del dialogo interreligioso abramitico.

Istanbul sarà ricordata come la prima conferenza della ICCJ in un paese a maggioranza islamica, senza alcuna affiliazione, che si definisce laico e tollerante verso le altre minoranze religiose, in cui si è cercato di avviare un tentativo di conoscenza "trialogica".
In questo contesto è stato molto significativo per i partecipanti, l'incontro con le minoranze ebraiche e cristiane presenti ad Istanbul.
- Molto apprezzato è stato l'intervento di sua santità il patriarca ortodosso Bartolomeo I , intervenuto nella sessione inaugurale, disertata invece dalle autorità religiose musulmane e dal rabbino capo di Istanbul, in seguito alle recenti tensioni politiche tra lo stato Turco e lo stato d'Israele.
- La comunità ebraica è stata però molto presente ed ha accolto i partecipanti al convegno invitandoli a visitare il museo ebraico, la sinagoga di Ortakoy, partecipando ad una liturgia sinagogale ed ha offerto una cena fraterna multi religiosa nei locali della comunità.
- Il vescovo cattolico di Istanbul Mons Pelatre ha ricevuto i partecipanti in Cattedrale, dove ha spiegato le difficoltà in cui vivono le sparute comunità cristiane in Turchia sia cattoliche che ortodosse. Si è reso disponibile a rispondere ad alcune domande dei presenti ricordando l'indimenticabile ruolo svolto da Mons Roncalli, poi divenuto papa Giovanni XXIII nei rapporti con il governo turco, durante gli anni in cui è stato Nunzio in Turchia.
- E' stato poi offerto un concerto d'organo nella cattedrale di Santo Spirito, da fratel Giuseppe Gandolfo (domenicano) e dalla signora Atlla Enginol (musulmana) che ha brillantemente interpretato da solista alcuni pezzi di musica sacra in gregoriano.

Tuttavia sia la comunità ebraica sia le fragili comunità cristiane presenti, hanno apprezzato e dimostrato il loro interesse per il lavoro del ICCJ senza nascondere le difficoltà in cui vivono. Difficoltà dovute all'attuale legislazione turca.

Infatti la Chiesa cattolica in Turchia come minoranza di fatto, dal punto di vista legale non esiste. Dopo il trattato di Losanna del 1923, con un'interpretazione arbitraria, sono state riconosciute solo le minoranze etnico-religiose presenti. Questo significa: ortodossi greci, armeni, siriaci, ebrei e bulgari. Dato che, la Chiesa cattolica non è una minoranza etnico-religiosa, non ha avuto alcun riconoscimento. Di fatto però i cattolici latini sono sempre stati presenti sul territorio e quindi si è arrivati a una sorta di compromesso che ha portato al riconoscimento dei beni della chiesa cattolica che esistevano, (le chiese, i collegi, le scuole, le realtà caritative e così via), senza permettere di costruirne delle nuove. La chiesa cattolica come minoranza religiosa, non è stata mai riconosciuta dallo Stato e non lo è neanche adesso. Questo crea notevoli problemi, perché paradossalmente la chiesa cattolica esiste e nello stesso tempo non esiste sul piano giuridico. Alcune conseguenze di questo "status quo" sono molto penalizzanti per la chiesa: 1) i sacerdoti e i vescovi devono essere cittadini turchi ; ma poiché i seminari sono stati chiusi e non si possono riaprire, diventa difficile garantire continuità alle opere presenti in Turchia. Non si può fare proselitismo e chiunque arriva dall'estero per poter esercitare la sua funziona religiosa deve acquisire la cittadinanza turca. Impresa per nulla facile.
Questa legislazione sta portando così progressivamente alla morte il cristianesimo. Il problema è ancora più pesante per i cristiani Siriaci ed i cristiani Armeni, ma anche per gli Ortodossi. Anche il Patriarca di Costantinopoli deve essere di nazionalità turca; Egli viene scelto dal Sinodo fra tre possibili candidati, che devono essere graditi al governo, in pratica chi sceglie ed elegge il Patriarca è il Governatore di Istanbul.
In sintesi, lo Stato sulla base del suo concetto di laicità mette sotto tutela, vigila e controlla le minoranze non islamiche presenti in Turchia, con pesanti ingerenze.

Sul versante islamico resta da dire che L'Islam turco è forse l'Islam più variegato che esista. Una delle prime scelte compiute da Atatürk durante il suo governo, fu quello di sopprimere le tante confraternite religiose Sufi, che esistevano nel Paese e che adesso, anche se prive di riconoscimento, hanno cominciato a rivivere. All'interno di queste confraternite, ci sono parecchi gruppi di orientamento religioso pacifista, che cercano il dialogo interreligioso e il contatto con le altre componenti islamiche. Essi riconoscono nella presenza cristiana una strada di elevazione verso Dio, verso il trascendente. Sono aperti e disponibili al dialogo. Sono loro in particolare a costituire l'Islam moderato in Turchia. Questa moderazione è stata certamente uno dei frutti positivi dei cambiamenti politici introdotti da Atatürk, ma resta sempre la prerogativa del governo di controllare le attività delle minoranze religiose mediante il dipartimento per gli affari religiosi, che spesso limita e controlla ogni iniziativa possibile, vietando in modo deciso ogni forma di proselitismo.

Sul versante dei rapporti umani, il convegno è stato per me una palestra in cui mi sono esercitato a tessere rapporti di amicizia e di scambio culturale, con membri di religioni diverse. Tra questi in particolare alcuni amici ebrei di lingua francese, provenienti dalla Francia, dal canada e dagli USA. Un rapporto di amicizia intenso è nato con il
Dr. Mehmet Sait Toprak dell'università di Izmir, musulmano sufi, con il quale abbiamo valutato l'opportunità di far nascere anche in Turchia, presso Efeso, con l'approvazione del dipartimento per gli affari religiosi, una scuola permanente al dialogo interreligioso, capace di formare specialmente giovani delle tre fedi ad una maggiore conoscenza e al rispetto reciproco, offrendo stages residenziali di studio e di approfondimento delle scritture.
A conclusione di questa mia relazione, vi rendo partecipi di un sogno che ho fatto in questi giorni: Il dialogo è la via obbligata che porta alla pace tra le culture e le religioni abramitiche e non solo. E' l'unica via che può e deve portare alla risoluzione del conflitto mediorientale. La Turchia paese di frontiera tra occidente ed oriente ha un ruolo insostituibile in questo processo. Ma Occorre formare con urgenza uomini nuovi, capaci d'impegnarsi senza se e senza ma in modo totalitario in questo processo di approfondimento e di studio interreligioso. Il dialogo o il trialogo lo fanno le persone, esso scaturisce da rapporti di amore reciproco, che possono nascere solo tra chi sa mettere al primo posto nella propria vita i valori della fraternità e dell'amore universale. Esso scaturisce da due certezze ampiamente espresse dalle scritture sia islamiche, sia ebraiche sia cristiane: 1) la consapevolezza di credere in un solo Dio, eterno e misericordioso, che ci accomuna nella fede. 2) la consapevolezza di essere tutti discendenti dello stesso patriarca Abramo e per questo siamo fratelli, chiamati a vivere nell'amore reciproco. 3) La consapevolezza di avere tutti la stessa speranza: costruire insieme un mondo nuovo, eliminando ogni forma di integralismo e di fondamentalismo causa di conflitti, un mondo di pace.

Torino 03/7/2010
Giuseppe Moschella
Presidente dell'AEC di Cuneo


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